Balene Film

Balene Film è uno studio di produzione e ricerca sull’immagine, con sede a Roma e Ficarra. Opera attraverso due rami: Artica, dedicato alla produzione cinematografica e video, e Pongo Studio, dedicato allo sviluppo di software e strumenti per filmmaker.

Il nome

Le balene comunicano, organizzano la vita sociale e trasmettono la propria identità attraverso il canto: sistemi appresi socialmente, che evolvono nel tempo e si propagano come una cultura. È un’immagine fondativa: l’arte non come ornamento aggiunto alla vita comune, ma come parte del suo tessuto — forma e funzione che non si separano, perché ciascuna è il vettore dell’altra.

Genesi

Ho fondato Balene Film nel 2022, dopo quasi vent’anni passati a fare immagini per il cinema. Volevo un luogo che non fosse soltanto una casa di produzione, ma uno spazio dove la pratica cinematografica e la ricerca tecnica potessero convivere. Nel 2023 lo studio ha preso la sua forma attuale, dividendosi in due rami complementari: Artica, che continua il lavoro di produzione cinema e video, e Pongo Studio, dedicato al software. Nel 2024 lo sviluppo degli strumenti digitali è diventato il centro di Pongo: nascono qui le applicazioni per filmmaker oggi in arrivo. Le mie idee sul linguaggio, sulla funzione dell’immagine al servizio dei sentimenti, mi portano quotidianamente a cercare soluzioni fotografiche nei lavori che realizzo. Questa necessità l’ho da sempre affiancata alla volontà di immaginare e creare strumenti e flussi di lavoro che mi agevolino nel lavoro quotidiano sul set.

I due rami

Artica
Produzione cinematografica e video. Documentari, lavori d’autore e progetti per committenti.
Pongo Studio
Sviluppo di software e strumenti per filmmaker.

Nel girare un film, sia di finzione che documentario, la cosa più importante è riuscire a catturare quel momento nel modo più corretto per il racconto. A volte questi momenti non sono programmati ma estemporanei. Pongo Studio sviluppa strumenti pensati per dare ai filmmaker un controllo estremo sulla resa finale mantenendo la massima libertà sul set, così da tenere l’attenzione sul linguaggio del racconto, senza che lo strumento diventi un ostacolo.